Nado Canuti

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  • Il Giardino Dai Grandi Fiori Stellati, 21x28 cm, 2014. Ottone dipinto
  • Azzurro, 21x28 cm, 2014. Ottone dipinto
  • Verso Siena, 60x80,5 cm, 2019. Carta e colla
  • Verso Siena, 68x49 cm, 2017. Carta e colla
  • La Grande Festa, 115x105x140 cm, 2007 2008. Scultura in laminato
  • Re Giocoso, 21x84x55 cm, 2011. Scultura in laminato
  • Il Canto Del Poeta, 47x28 cm, 1998. Ottone dipinto
  • Il Giardino Dai Grandi Fiori Stellati, 21x28 cm, 2014. Ottone dipinto

  • Azzurro, 21x28 cm, 2014. Ottone dipinto

  • Verso Siena, 60x80,5 cm, 2019. Carta e colla

  • Verso Siena, 68x49 cm, 2017. Carta e colla

  • La Grande Festa, 115x105x140 cm, 2007 2008. Scultura in laminato

  • Re Giocoso, 21x84x55 cm, 2011. Scultura in laminato

  • Il Canto Del Poeta, 47x28 cm, 1998. Ottone dipinto

  • Il Giardino Dai Grandi Fiori Stellati, 21x28 cm, 2014. Ottone dipinto
  • Azzurro, 21x28 cm, 2014. Ottone dipinto
  • Verso Siena, 60x80,5 cm, 2019. Carta e colla
  • Verso Siena, 68x49 cm, 2017. Carta e colla
  • La Grande Festa, 115x105x140 cm, 2007 2008. Scultura in laminato
  • Re Giocoso, 21x84x55 cm, 2011. Scultura in laminato
  • Il Canto Del Poeta, 47x28 cm, 1998. Ottone dipinto
 

Nado Canuti nasce a Bettole di Siena (SI) nel 1929. Attualmente vive e lavora a Milano.

L’artista racconta alcuni momenti della sua infanzia nel volume Forme nel verde del 1988. Dal racconto emerge che Canuti ha sempre avuto un carattere forte e deciso; infatti mostra di avere grande coraggio quando sottrae alcune attrezzature militari (tra cui una bomba fatta esplodere in un fiume) ai fascisti che si erano stabiliti nella campagna senese. Da questo episodio, nato più per curiosità che per opposizione al regime, Canuti, inizia a rubare costantemente arrivando ad avere un vero e proprio arsenale composto da bombe a mano, nastri da mitragliatrice, pistole Beretta e pacchi di munizioni da mostrare ai suoi amici. 

Con l’inasprirsi della guerra, le unità tedesche aumentano, portando preoccupazione e paura fra gli abitanti del suo paese, e su richiesta del suo amico Carlo Grazzi, inizia la prima collaborazione con i partigiani, nascosti sui monti dell’Aretino Casentinese, donando tutto il suo arsenale.

Nel 1943, a soli 15 anni, dopo aver assistito alle atrocità perpetrate dai fascisti e dalle SS ai  danni dei cittadini italiani, diventa un vero e proprio partigiano. Preso da una rabbia interiore e dalla voglia di combattere questo sistema, si organizza con alcuni compagni per aiutare i partigiani che si stavano muovendo nel territorio, per facilitare l’avanzata anglo-americana. Successivamente, da solo, riesce a far esplodere un carrarmato tedesco e disinnescare due mine posizionate nei tombini di Biettole.  Negli anni successivi, questa lotta contro l’oppressione fascista e nazista non viene mai “sventolata” come una medaglia al valore, ma emerge come momento-ricordo nelle sue opere che manifestano: la sua biografia, la sua psicologia e il suo patrimonio di idee.

Altro evento che segna la vita di Canuti, ma che non gli fa perdere la volontà di lottare, è la grave mutilazione, subita durante la guerra, agli arti superiori.  Ancora oggi questa determinazione è ben visibile nell’artista che è del tutto autonomo e non vuole essere aiutato nel realizzare le sue opere. Anzi, secondo il critico d’arte, Nicola Micieli nel volume Nado Canuti. Opera grafica (2001), la menomazione fisica fa nascere in Canuti un sentimento di riscatto che sfocia nella sua arte e nel modo di promuoverla. Nel volume Officina Canuti, il poeta e critico d’arte Dino Carlesi, conferma la teoria precedente, affermando che l’incidente, e il grande talento artistico, abbiano permesso a Canuti di resistere ed esorcizzare il “male di vivere” . All’inizio, le opere di Canuti, mostrano un sentimento di disagio per la sua condizione, guardando i protagonisti della prima serie di sculture, databile al 1966, è possibile notare la tendenza a non mostrare le mani, fondendole con il corpo della figura o nascondendole con altri oggetti, come nel caso del Burattinaio, dove le mani sono nascoste dietro alla marionetta. Lo stesso schema si presenta, quando, dopo l’incontro con la sua attuale moglie, realizza la Formella numero 7 della cappella Fazzi, che presenta due amanti; la figura maschile, anche se priva di mani, si ritiene fortunata ad avere una fanciulla che lo guarda con amore.

La carriera artistica di Nado Canuti, inizia nel 1959, quando incoraggiato dai suoi tre amici e storici dell’arte Mino Maccari, Fortunato Bellonzi e Pier Carlo Santini, esordisce come pittore autodidatta, presentando i suoi primi lavori alla Biblioteca Comunale di Piombino. Nonostante l’artista si consideri scultore, l’attività pittorica lo accompagna, tra pause e riprese, fino agli anni ‘70. Soprattutto nella fase iniziale pittorica si vede un forte richiamo alla successiva lavorazione scultorea, come se Canuti stesse già iniziando a sviluppare i temi e i principi che verranno successivamente approfonditi. Un esempio è, infatti, la stretta correlazione tra le forme realizzate nell’olio Stagione di amori e quelle presenti nella futura scultura Forma aperta su colonna.

Negli anni ’60 abbandona definitivamente il suo lavoro all’Italsider di Piombino per trasferirsi a Milano, passo determinante per la sua carriera, infatti l’artista riceve i primi consensi, sia a livello di mercato che a livello critico. Dopo il trasferimento, Canuti si dedica totalmente a sviluppare la sua arte, soprattutto quella scultorea: sua vera passione. Oggi considera sculture persino le sue opere bidimensionali, come la serie Fratture; che presenta in un ampio spazio pittorico, minuscoli personaggi, rappresentazioni dell’artista, con in mano dei piccoli uccellini, simboli di speranza.

La sua prima produzione scultorea, caratterizzata dall’uso del cemento fuso scalpellinato e liscio; marmo, argento e bronzo, vede una poetica che numerosi critici, come ad esempio Natali o De Micheli, definiscono “lugubre”. Per Micieli, le opere della giovinezza mostrano figure consumate e pietrose. Le sue opere infatti trasmettono allo spettatore un sentimento di disagio e tristezza, acuito dalla scelta del materiale e da una sorta di aspetto “grezzo” che accompagnerà tutta la sua produzione fino alla fine degli anni ‘70. 

Le opere successive abbandoneranno questi elementi quasi “astratti” e deformi per lasciare posto a figure umane ad incastro, dai colori sgargianti e vivaci. Per dirle con le parole dello storico dell’arte Luciano Caramel, le ultime opere di Nado, sono caratterizzate da una fresca e giocosa poetica del colore. In queste opere cambiano anche i materiali, l’artista, predilige l’uso del ferro e della plastica. Quest’ultimo soprattutto perché è economico, e facilmente recuperabile.

Sono di questo periodo, quelle che lui definisce Pendenti, sculture da soffitto sorrette da fili trasparenti. Queste opere, presentano delle figure stilizzate con le gambe accavallate, poste in uno sfondo quadrato e unite a piccole sculture di volatili per formare un ambiente che permetta alle persone di entrare nell’opera e di sentirsi parte di esso. Di questa serie è l’opera La Grande Festa (2007-2008), che vede un gruppo di uccelli, contornare una figura dalle gambe accavallate. Il personaggio, sembra quasi dondolare nello spazio, invitando lo spettatore a far parte dell’opera. Queste sculture mostrano una fase più serena dell’artista, e vogliono lanciare dei messaggi di speranza, simboleggiati dai volatili presenti. 

 

 

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